1830–1848: Periodo precedente la Rivoluzione di marzo e movimento della Chiesa di San Paolo
Per i tedeschi la questione tedesca ha presentato sempre due aspetti: essa era una questione di territorio e una questione di Costituzione, più precisamente: del rapporto tra unità e libertà. Al centro della questione di territorio stava il problema della scelta tra una «grande Germania» e una «piccola Germania»: lo Stato nazionale tedesco successore del Sacro Romano Impero avrebbe dovuto comprendere l’Austria, paese di lingua tedesca, o era invece possibile concepire una soluzione della questione tedesca che non includesse questi territori? L’aspetto costituzionale del problema riguardava soprattutto la divisione dei poteri tra popolo e trono. Chi avrebbe dovuto comandare in una Germania unita, i rappresentanti eletti dei tedeschi oppure i principi, ovvero il più potente di essi?
Unità e libertà furono per la prima volta oggetto di contesa nelle guerre di liberazione contro Napoleone. L’imperatore dei francesi fu sconfitto, ma la soppressione del dominio straniero non portò ai tedeschi né una Germania unita, né condizioni di libertà negli Stati della Confederazione Germanica, che nel 1815 aveva sostituito l’antico Impero. Ma oramai non si poteva più far tacere il grido di unità e libertà. Esso si fece risentire nel terzo decennio del secolo, dopo che nella Rivoluzione di luglio del 1830 i francesi si erano conquistati una monarchia liberal-borghese. E se pure in Germania i vecchi poteri riuscirono a spuntarla ancora una volta, da allora in poi i liberali e i democratici non diedero più pace. Nel marzo del 1848, sulla scia dell’esempio francese di febbraio, scoppiò anche in Germania la rivoluzione: unità e libertà venivano nuovamente rivendicate da quelle forze che si ritenevano dalla parte del progresso storico. Fare della Germania uno Stato nazionale e contemporaneamente uno Stato costituzionale: questo era un obiettivo più ambizioso di quello che si erano posti i rivoluzionari francesi del 1789.
Essi, infatti, avevano già trovato uno Stato nazionale, seppure premoderno, cui volevano dare un’impostazione del tutto nuova, borghese. Chi reclamava unità e libertà per i tedeschi, doveva prima chiarire che cosa avrebbe dovuto far parte della Germania. Che di uno Stato nazionale tedesco dovessero far parte anche i territori di lingua tedesca della monarchia asburgica, era, dapprima, un fatto incontestato nel primo Parlamento eletto, l’Assemblea Nazionale riunita nella Chiesa di San Paolo di Francoforte. Solo nell’autunno 1848 la maggioranza dei deputati si convinse di non avere il potere di smembrare il regno multietnico sul Danubio. Non potendo imporre la costituzione di un grande Stato nazionale tedesco comprendente anche l’Austria, rimaneva solo la possibilità di creare un piccolo Stato nazionale tedesco senza l’Austria, e, date le circostanze, ciò significava l’istituzione di un regno ereditario sotto un imperatore prussiano.
Lo Stato tedesco, al cui vertice, secondo il volere dell’Assemblea Nazionale di Francoforte, avrebbe dovuto porsi Federico Guglielmo IV di Prussia, sarebbe stato uno Stato nazionale liberale con un governo sottoposto al controllo di un forte Parlamento. Quale imperatore tedesco, il re di Prussia avrebbe dovuto rinunciare al suo potere per grazia di Dio e considerarsi invece l’organo esecutivo del sovrano volere del popolo: una richiesta che il monarca della casa degli Hohenzollern rifiutò definitivamente il 28 aprile 1849. La rivoluzione era quindi fallita. Essa non aveva portato ai tedeschi né unità né libertà.
Non a caso alcuni anni dopo la rivoluzione del 1848 il termine «Realpolitik» (politica realistica) divenne una parola chiave della politica: la carriera internazionale di questo termine iniziò con uno scritto dell’articolista liberale Ludwig August von Rochau, da lui pubblicato nel 1853 con il titolo «Fondamenti della Realpolitik applicati alle condizioni politiche della Germania». A questo proposito i deputati della Chiesa di San Paolo avevano in realtà già esercitato una «Realpolitik» allorché, ignorando il diritto di autodeterminazione di altri popoli, come quello dei polacchi nel granducato prussiano di Posen, dei danesi nello Schleswig settentrionale e degli italiani nel Tirolo meridionale, decisero di tracciare i confini del futuro Reich Tedesco laddove lo esigeva il presunto interesse nazionale della Germania. In tal modo, per la prima volta, all’unità era stata riconosciuta un’importanza maggiore che alla libertà. Era ancora la libertà di altre nazioni che doveva passare in secondo piano rispetto all’obiettivo dell’unità tedesca.