Dopo l’apertura del Muro, nel 1989, trascorsero ancora undici mesi prima della riunificazione della Germania. Essa rispondeva all’aspirazione dei tedeschi in entrambi gli Stati tedeschi. Nelle prime (ed ultime) libere elezioni della Volkskammer (il Parlamento della DDR) svoltesi il 18 marzo 1990, i tedeschi dell’Est votarono in grande maggioranza per i partiti che reclamavano una rapida adesione della DDR alla Repubblica Federale. Questa venne stipulata nell’estate 1990 con un trattato tra i due Stati tedeschi, come già in precedenza l’unione valutaria intertedesca. Parallelamente a ciò, nel Trattato-Due-più-Quattro la Repubblica Federale e la DDR si accordarono con le quattro potenze responsabili di Berlino e della Germania intera, ovvero gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica, la Gran Bretagna e la Francia, sulle condizioni necessarie per realizzare l’unità tedesca, quelle riguardanti la politica internazionale come quelle relative alla politica di sicurezza.
La questione tedesca venne risolta nel 1990 nel senso della vecchia rivendicazione «unità in libertà». Essa potè essere risolta solo di comune accordo con tutti i paesi confinanti e ciò significava anche: solo insieme alla soluzione di un altro secolare problema, la questione polacca. Il riconoscimento definitivo e internazionalmente vincolante della frontiera occidentale della Polonia lungo i fiumi Oder e Neiße fu una premessa per la riunificazione della Germania nei confini del 1945.
La Germania riunificata non si considera una «democrazia postnazionale tra Stati nazionali», come nel 1976 lo studioso di scienze politiche Karl Dietrich Bracher aveva chiamato la «vecchia» Repubblica Federale, bensì uno Stato nazionale democratico postclassico tra altri, saldamente legato alla confederazione degli Stati dell’Unione Europea (UE), dentro la quale parti della sovranità nazionale vengono esercitate insieme ad altri Stati membri. Molte cose separano il secondo Stato nazionale tedesco dal primo, in particolare tutto ciò che aveva fatto del Reich di Bismarck uno Stato militare e autoritario. Tuttavia esiste anche una continuità tra il primo e il secondo Stato nazionale. Quale Stato di diritto e basato sulla Costituzione, quale Stato federale e sociale, la Germania riunificata si trova sulla scia di tradizioni che risalgono al XIX secolo. Lo stesso vale per il suffragio universale e uguale e la cultura parlamentare, che si era già sviluppata nel Reichstag dell’Impero. È evidente anche una continuità di spazio: il Trattato-Due-più-Quattro, il documento internazionale attestante la fondazione della Germania riunificata, ha nuovamente fissato la soluzione di una piccola Germania, ovvero di due Stati separati, la Germania e l’Austria.
La questione tedesca è risolta dal 1990, ma è tuttora aperta quella europea. Dagli ampliamenti del 2004 e del 2007 l’UE comprende altri dodici Stati: al tempo del rivoluzionamento epocale del 1989/91 dieci di essi erano retti da governi comunisti. Tutti sono Paesi appartenenti al vecchio occidente, segnati da una tradizione giuridica in gran parte comune, dalla precoce separazione del potere spirituale da quello temporale, nonché del potere dei principi da quello delle corporazioni, ma anche dall’esperienza delle terribili conseguenze dell’intolleranza religiosa e nazionale e dall’odio razziale. La crescita armonica delle parti separate dell’Europa ha bisogno di tempo. Avrà successo solo se l’approfondimento dell’unificazione europea andrà di pari passo con l’allargamento dell’Unione. L’approfondimento richiede ben più che riforme costituzionali. Esso rende necessario affrontare un processo di comune riflessione sulla storia europea e sulle conseguenze che ne derivano. La conclusione più importante di tutte è la convinzione che i valori dell’occidente sono vincolanti per tutti, primo tra tutti quello dell’inalienabilità dei diritti umani. Sono valori che l’Europa e l’America hanno maturato insieme, in cui esse si riconoscono e con cui si devono misurare.